La chirurgia laser con laser ad eccimeri

PRK PHOTO REFRACTIVE KERATECTOMY
(Fotocheratectomia di superficie con laser ad eccimeri, con tecnica lasek)

La Chirurgia Refrattiva offre il vantaggio assolutamente unico, in una elevatissima percentuale di casi, di rendere il miope, l’ipermetrope, l’astigmatico, indipendente dagli occhiali e lenti a contatto o di limitarne l’uso solamente a quei casi che richiedono una acutezza visiva particolare.

Nel settore della cosiddetta “para-chirurgia”, il bisturi viene sostituito dal laser, ovvero da una strumentazione altamente tecnologica che emette radiazioni collimate ad alta intensità (una sorta di “concentrato di luce”).
Nel caso più noto e utilizzato, il laser “ad eccimeri”, una radiazione fredda e invisibile di ultravioletto viene
opportunamente indirizzata e guidata sulla superficie corneale attraverso il controllo di un sistema computerizzato.
La vaporizzazione istantanea del tessuto corneale da parte del raggio laser consente di riscolpire il profilo della cornea in modo preciso e regolare, correggendo così il difetto refrattivo. Per l’intervento il paziente riceve soltanto qualche goccia di collirio anestetico; dopo l’applicazione di un divaricatore delle palpebre
(blefarostato), viene disteso sotto il microscopio del laser. Nella prima fase l’epitelio corneale viene sollevato con l’aiuto di una soluzione alcolica e di una microspugnetta. Quindi il paziente viene invitato a fissare una luce di riferimento, mentre un dispositivo computerizzato (l’eye tracker) controlla l’allineamento dell’occhio per la durata della procedura (da 10 a 90 secondi a seconda dell’entità diottrica del difetto) e il chirurgo aziona il
pedale di funzionamento del laser. Alla fine della procedura l’epitelio corneale viene riposizionato, l’occhio viene medicato con colliri antibiotici e antinfiammatori, si applica una lente a contatto morbida terapeutica. L’unico farmaco da prendere per bocca è un analgesico (Toradol, Cibalgina, Novalgina e simili), per combattere la sintomatologia infiammatoria (tipo congiuntivite: fastidio, più raramente dolore, fotofobia, lacrimazione, naso che cola, gonfiore palpebre…) che più o meno inevitabilmente accompagna la reazione dell’occhio nelle prime 24-72 ore.
La lente a contatto ha un esclusivo scopo antidolorifico e, anche se può sembrare la causa dei disturbi, non va mai rimossa su iniziativa del paziente, ma solo da parte del medico, in genere dopo 3-5 giorni. Già nei primi giorni, se il paziente si sente, non sipongono limiti particolari alle comuni occupazioni; si richiede buon senso nell’evitare ambienti potenzialmente dannosi (molto assolati, fumosi o polverosi…), di portare l’occhiale da sole e di instillare con regolarità i colliri, recandosi presso lo studio del chirurgo per i controlli che, in un decorso standard, avranno la seguente frequenza:
– controlli frequenti sino a riepitelizzazione avvenuta; a questo punto subentra l’obbligo di portare occhiali da sole con filtro per l’ultravioletto negli ambienti esterni, soprattutto nel periodo primaverile-estivo e per gli abitanti di regioni ad alta insolazione (vicine a mari, laghi, neve…);
– controllo dopo 15, 30, 60 giorni, 4, 8, 12 mesi; i motivi di tale sequenza di visite risiedono nel fatto che la guarigione completa del tessuto corneale, e con essa la stabilizzazione del risultato visivo, è a volte lenta e in rari casi si completa soltanto dopo 3-6 mesi. In questo periodo l’occhio va controllato per avere la possibilità di guidarne, con i colliri, la curva di guarigione nel modo più conveniente; in genere la necessità di instillare delle gocce si esaurisce nella prima settimana non va mai oltre i 60 giorni. Se il trattamento è andato secondo le previsioni è normale attendersi nei primi 15-30 giorni un livello di visione buono ma non ottimale, destinato a perfezionarsi nell’arco del secondo mese postoperatorio.

Con le strumentazioni laser di prima e seconda generazione, un certo grado di regressione (ritorno del difetto di refrazione) era previsto e inevitabile; con le macchine più recenti, di ultima generazione, la percentuale di pazienti che vanno incontro a tale fenomeno è molto ridotta, inferiore al 2-3% dei casi.

Se la regressione è molto pronunciata, a causa di una cicatrizzazione eccessiva del tessuto corneale, può essere motivo d’insoddisfazione; in questi casi, trascorso il periodo sufficiente alla stabilizzazione del difetto (almeno 6 mesi), è possibile la riapplicazione del laser con dei programmi particolari e con l’uso di colliri cortisonici che tengano conto delle modalità eccessive di guarigione corneale di quel soggetto per correggere il difetto residuo. Si ritiene che la PRK mediante laser ed eccimeri, eseguita con una macchina affidabile di ultima generazione, guidata dai software più avanzati, sia una tecnica adatta per la correzione di miopie, ipermetropie, astigmatismi, anche associati a miopia ed ipermetropia, sempre che le condizioni di spessore e curvatura corneale non pongano altri limiti. In tali situazioni i risultati sono da giudicare ottimi e a volte straordinari (con un visus superiore ai 10/10 a occhio nudo). È importante enfatizzare come le macchine di ultima generazione abbiano eliminato gli inconvenienti “tecnici” presenti nelle strumentazioni precedenti, che potevano tradursi in risultati non brillanti o in effetti collaterali indesiderati. Ad esempio non si verificano più le difficoltà nella visione notturna oppure le importanti regressioni del risultato ottenuto.

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